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giovedì, 07 giugno 2007
Se gli tagli l'artiglio
cade a picco lo smeriglio
dal ramo del tiglio.
postato da: storyteller alle ore 10:42 | Link | commenti
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giovedì, 07 giugno 2007
Nell'ora del nostro destino
impugnerò la spada
o il tronchesino?
postato da: storyteller alle ore 10:39 | Link | commenti
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martedì, 05 giugno 2007
Ho chiesto all'alluce il motivo dell'eccessiva coriaceità del suo artiglio.
Mi ha risposto:"perché io valgo".
postato da: jorma alle ore 00:09 | Link | commenti (4)
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lunedì, 04 giugno 2007
Al liceo avevo una ragazza talmente stronza che riusciva a farsi la pedicure con un commento tagliente.
postato da: jorma alle ore 23:58 | Link | commenti
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mercoledì, 30 maggio 2007
Stanotte c'è una luna
lucida come un'unghia
ma una nube si allunga
importuna e la taglia
in due come una faglia.
postato da: storyteller alle ore 00:14 | Link | commenti (1)
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venerdì, 25 maggio 2007
Voglio morire per mano di un tagliaunghie.
postato da: jorma alle ore 23:09 | Link | commenti (3)
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lunedì, 21 maggio 2007

Quando ti vedo aprire la porta del bagno
Come in sogno
Vorrei gridarti aspetta!
Ma entri in fretta, silenziosa
E intenta, e non dai retta
A me, alle mille voci del mio regno
Di cartapesta,
E ignori il mio richiamo.
E io ti bramo, fanciulla scivolosa
Su cui slitta il mio amore e ogni altra cosa.

Ma ora sento
A colpi secchi come rami schianti,
Schiocchi taglienti dalla porta chiusa.
E mi sgomento.
So che come un tronchese
Un tuo sorriso taglierà l’amore
A cui mi avvinghio
Ed io cadrò reciso
Sul pavimento, sottile come un’unghia.
postato da: storyteller alle ore 00:05 | Link | commenti (2)
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venerdì, 18 maggio 2007
maldita tijera! cuanto sangre y lacrimas. nada màs in toda vida. viva el cortador de clavos. màs fácil y seguro. siempre

jose casillas, lima (perù)
postato da: papoff alle ore 08:40 | Link | commenti (2)
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mercoledì, 16 maggio 2007
"Yesterday i was cutting my foot nails and I accidentally blinded my hampster"

Robert Nails from Tennessee
postato da: jorma alle ore 17:57 | Link | commenti (4)
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martedì, 15 maggio 2007
Da dietro il banco stipato di farmaci, mi sorridi. Tu, che ancora non hai capito di essere la mia futura sposa, la donna che mi amerà per sempre, mi rivolgi un lampeggiare di denti abbagliante e impersonale come la confezione di un dentifricio. Eppure io intuisco il traboccante tesoro della tua umanità. Ti ho vista parlare con la tua collega, mentre aspettavo in fila, un attimo fa, e avevi una fossetta all’angolo delle labbra, e un’espressione sbarazzina, da bimba. Proprio come il sorriso che farai quando, prima del brunch in una domenica di sole, nel nostro letto disfatto, ti racconterò per l’ennesima volta perché sono entrato qui, dove ci siamo conosciuti, e tu fingerai di non ricordartene. “davvero eri entrato solo perché mi  avevi vista dalla vetrina?” ti passerai le mani fra i riccioli, scompigliandoli con quel gesto un po’ impaziente che stai facendo anche ora “e non ti serviva davvero niente?” chiederai.
“Scusi, posso aiutarla?” Chiedi, e la nota un po’ seccata ti dona, aggiunge grinta al tuo aspetto angelico. Inclini la testa con uno sguardo che mi diventerà familiare. Lo avrai di fronte ai nostri bambini, quando rovesceranno la pappa dal seggiolone. “Tutto bene?” Il mio sguardo corre sul bancone alla ricerca di qualcosa che giustifichi la mia presenza qui. Salto le confezioni di integratori, ti sembrerei debole. Lassativi? Per l’amor del cielo. Viagra… escluso. Ecco, potrei comprare questo bel rossetto, e regalartelo.. no, ho appena visto quanto costa. Sto andando in panico. Smetti di guardarmi con quell’aria da maestrina, mi metti in ansia. Non sono ansioso di solito, solo che a volte iperventilo, e poi svengo. Forse questo ti farebbe tenerezza, ti vedo già china su di me con un puff di ventolin.. ah ecco. Seminascosti da una piramide di creme antirughe, ci sono degli oggetti che posso chiederti senza perdere la faccia. Attrezzi da manicure. Necessari. Asettici. Unisex. Perfetto... Sei mia.
“Quel tagliaunghie per favore” Dico carezzevole. “Ecco qui. Altro?” Ora tocca a me aggrottare la fronte. Possibile?
“No, non quello, quell’altro”, replico, e tu mi guardi smarrita, gli occhi trasparenti come ghiaccio in un bicchiere di Curacao blu. “Questo?” chiedi allungandomi l’oggetto. E io capisco che è la prima volta che ne realizzi l’esistenza. “sì” riesco a rispondere, mentre contemplo l’enormità dell’abisso che ci divide. Non hai mai usato un tagliaunghie. Non ci credo. Sei una di quelle. Sei una di quelle persone che si tagliano le unghie dei piedi con le forbicine. O peggio, con quell’ignobile attrezzo che hai appena cercato di rifilarmi, il levacuticole. Non posso crederci. “Sono cinque euro e sessanta. Serve altro?” chiedi, di nuovo sorridente, ma posso sentire in fondo che sei turbata. Il mio amore ti ha sfiorata, e tu ne hai sentito l’intensità, come l’elettricità di una tempesta che stava per scatenarsi. Ma per fortuna la vita mi ha aperto gli occhi prima che compissi l’errore di affezionarmi a te. A una donna che si taglia le unghie dei piedi con le forbicine.
Sospiro di sollievo, e anche un po’ di rimpianto. I tuoi occhi color gelato al puffo mi seguono verso l’uscita, senza capire. La porta scorrevole si apre silenziosa, e mi ritrovo ad affrontare la luce della strada con una nuova delusione incisa sotto la pelle e un tagliaunghie ben stretto in mano.
postato da: storyteller alle ore 23:05 | Link | commenti (2)
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